Tutto lo scandalo che in questi giorni sta investendo Berlusconi non va sottovalutato, per esempio dicendo che è un modo per nascondere la crisi.

Se fosse così non si capirebbe come mai lo stesso Berlusconi impedisce, in tutti i telegiornali che controlla, che si parli di queste faccende, al punto che un consigliere Rai, Rizzo Nervo, fa l’ipotesi che il direttore del Tg1, Minzolini, possa essere licenziato per non aver assolto all’obbligo di informare.
Anzi, l’umanità fatta di meteorine, billionarine, ecc. che sta emergendo in questi giorni, invece di cancellare l’immagine della crisi, sembra rispecchiarla con la stessa evidenza emblematica di una caricatura che mette in luce gli aspetti più profondi di un carattere.
Berlusconi da parte sua è deciso a tirare diritto, ma sarebbe il momento di chiedersi, ammesso che cada, cosa dovremmo fare.
L’ultimo Comitato politico nazionale di Rifondazione, ormai lo scorso fine settimana, ha partorito un documento poco chiaro, dentro una discussione poco chiara. Si sa che il processo di unificazione con Pdci e Socialismo 2000 prosegue, ma alleanze col Pd sono escluse. Si sa che in parallelo con il processo di unificazione c’è il tentativo di fare un “polo a sinistra” del quale i contorni non sono chiari. Si sa che la maggioranza che esprime la segreteria tiene, ma si sa anche – come riferisce un articolo interessato apparso su “l’Altro” di ieri – che i motivi di frizione tra le componenti della maggioranza sono molti. Il partito è, tanto per cambiare, diviso, e intanto ci avviamo all’unificazione con altre forze politiche, che pure scontano problemi analoghi ai nostri, fatte le debite proporzioni. Troppi conti non tornano.
Di fronte a tutto questo, le idee latitano. Facciamo un esempio, quello del terremoto in Abruzzo: Rifondazione è stata prontissima a mandare i suoi volontari, ma non lo è stata altrettanto a proporre una via d’uscita sul problema della ricostruzione e degli alloggi per i terremotati. Chi scrive sa di documenti articolati sul tema della ricostruzione che hanno avuto come unica risposta una scrollata di spalle, e nessuna intenzione di leggerli.
Ce ne sarebbe davvero abbastanza per andarsene a casa. Noi qui a sbracciarci, a predicare, mentre le ricerche degli istituti demografici hanno indicato che internet svolge un ruolo molto marginale per determinare le intenzioni di voto.
All’orizzonte non si vedono nemmeno, per ora, nuove alleanze democratiche, tranne quella meridionalista che ha in mente Bassolino quando si rivolge senza pregiudizi a Nichi Vendola come al Movimento per le Autonomie di Lombardo e Scotti.
Sarebbe troppo chiedere a una coalizione che si candida a governare uno Stato di avere un programma per cancellare le leggi più vergognose promulgate da Berlusconi e trovare misure decise contro la crisi economica? Forse sì.
Forse ci sarà ancora un Rutelli – candidato Presidente del Consiglio otto anni fa – a spiegarci che le leggi dei governi precedenti vanno mantenute perché ci vuole continuità istituzionale. Forse ci saranno ancora i cattolici – quelli del Pd e quelli più agguerriti dell’Udc – a non transigere sui temi cosiddetti “etici”, come quelli che hanno diviso il Partito democratico ancora a ridosso delle dimissioni di Veltroni. Forse ci saranno ancora dei Padoa-Schioppa a sostenere che i giovani disoccupati sono “bamboccioni”.
Anche questi sono motivi tutt’altro che secondari che spiegano tante astensioni e distaccano, forse definitivamente, molti pezzi di popolo e società civile dalla cosiddetta democrazia, nella quale non trovano più chi li rappresenti.





