pubblichiamo una lettera inviata a “In Movimento” il giornale del Comitato in difesa dell’Università Pubblica (CdUP) di Ingegneria.
Mentre sui giornali, parlando di università Parthenope, impazza la polemica sui crediti formativi “regalati” agli iscritti Uil indicati dalla segreteria del sindacato stesso, l’università sopra indicata è protagonista di un’altra vicenda ben più grave. Tutto ha inizio nel luglio 2009: mentre la sonnecchiante onda studentesca è impegnata in ultimi esami e preparativi estivi, il Senato accademico è chiamato a votare la bozza di statuto della Fondazione Parthenope…

Fondazione Parthenope? Non c’è da stupirsi, articoli di numerosi docenti della Parthenope da mesi sono presenti su diversi quotidiani cittadini per sottolineare l’effetto benefico della presenza dei privati nelle università pubbliche. La stessa data di convocazione rientra nella migliore tradizione delle politiche antisociali (ricordate legge 133, approvata il 6 agosto 2008?). Le argomentazioni del rettore Ferrara sono deboli: la Fondazione si dovrà occupare solo di gestione del patrimonio immobiliare, di orientamento in entrata e di poco altro.
Insomma, «tanto casino per niente» sostiene il “vice-Cesaro”. Tralasciando le innumerevoli contraddizioni del discorso (il rettore esclude qualsiasi presenza di soggetti privati nel CdA della fondazione, ma non si capisce i nuovi fondi di cui parla da dove arriverebbero, per esempio) l’opposizione degli studenti è netta e si decide di prendere tempo; si ottiene infatti il rinvio della discussione ad ottobre.
Passa l’estate e arriviamo ad oggi; il 19 ottobre viene presentata la bozza di statuto; i punti principali sono: orientamento in entrata, patrimonio immobiliare, placement e gestione del ramo della ricerca. Questo testo mette subito in allarme non solo gli studenti, ma anche alcuni docenti e direttori di dipartimento. Tralasciando – per questioni di spazio – gli altri punti, soffermiamoci sull’ultimo: la gestione della ricerca universitaria che, dai dipartimenti, passa in mano alla Fondazione, il cui CdA, checché ne dica Ferrara, sarà composto anche da soggetti privati economicamente rilevanti.
E’ lo schema classico che il movimento studentesco denuncia da anni: La gestione privatistica dell’università e della Ricerca universitaria. Ma il movimento studentesco che dice? L’Udu Parthenope – il sindacato studentesco che sta seguendo la vicenda – pone provocatoriamente una domanda: «Ma quali reali problemi dell’Università risolverebbe la Fondazione?». Anche dal punto di vista puramente pragmatico, la nascita della Fondazione si presta a numerosi dubbi pratici. Completamente estranei alla vicenda sono tutte le altre realtà studentesche.
Siamo di fronte ad un bivio fondamentale e la nascita della Fondazione Parthenope rischia di diventare l’apripista alla privatizzazione delle università napoletane ma il movimento – la famosa Onda – non c’è.
Siamo al limite, ma c’è ancora tempo perché le realtà studentesche si muovano per dare vita ad una nuova mobilitazione di massa per la difesa dell’università pubblica, cosa aspettiamo?
D. Q.






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DarioBallini
per La redazione di Kilombo.org