1. Sotto la barriera del quorum
Il problema non è di aver mantenuto la schiena dritta. Il problema è che ora una schiena non ce l’abbiamo più, visto che non abbiamo raggiunto la soglia di sbarramento del 3% che ci avrebbe permesso di entrare nel Consiglio regionale. I pompieri sono già all’opera: parlano di effetto-trascinamento da parte di De Luca, dicono che nessuno o quasi sapeva che si potesse fare il voto disgiunto. Si sapeva eccome, così come si sapeva che c’erano candidati degni come il nostro Sandro Fucito e altri ugualmente degni che si sono messi in lista a servizio del partito, come Marina Paparo, per raccogliere voti ma senza togliere spazio a chi il partito designa di preferenza per l’elezione. Ma ha prevalso il timore di sostenere un partito che non avrebbe guadagnato la soglia di sbarramento del 3%. I pompieri invece gettano acqua su un fuocherello che vale poco più dell’1,5%. Quegli stessi pompieri scommettiamo ci inviteranno a fare politica dal basso ora che non stiamo più nelle istituzioni e non possiamo più incidere nelle scelte strategiche che ci riguardano.
La lista di Rifondazione, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà, cioè la Federazione della Sinistra, viaggia intorno all’1,5%; il suo candidato alla presidenza della Regione, Paolo Ferrero, prende un po’ di meno, l’1,35%: la sua candidatura, calata dall’alto insieme alla decisione di andare da soli, la candidatura di un ex ministro, del portavoce nazionale della Federazione della sinistra, di un operaio, prende quasi gli stessi voti di quella di Roberto Fico, 1,34%, l’uomo che passerà alla storia per aver chiesto i voti ai cittadini della Campania proponendo loro di installare una web-cam nell’aula del Consiglio regionale.
Penserà anche solo lontanamente di dimettersi Paolo Ferrero, visto che è stato lui ad imporre al partito campano di presentarsi da solo? E ci penserà, seppure distrattamente, a tempo perso, Tommaso Sodano, al cui patrocinio si deve se l’operazione è andata in porto? Dirigenti politici che ignorano l’orientamento maggioritario della base del loro partito, anzi per poco non l’hanno accusata di opportunismo, e la costringono a risultati vergognosi, dovrebbero chiedersi se sono degni di restare a guidarlo. Ma non se lo chiedono: la loro denuncia politica di episodi di malaffare e voto di scambio a due giorni dalla chiusura della campagna elettorale non ha inciso minimamente sul voto e lascia una sensazione amara, di strumentalizzazione propagandistica. Qualche parola vorremmo dirla anche al compagno Gianluigi Pegolo, membro della segreteria nazionale venuto a Napoli a dare conto di una decisione già presa, e al compagno Claudio Grassi, responsabile nazionale dell’organizzazione, che per non votare contro Ferrero in segreteria nazionale sulla questione campana mettendolo in condizione di dimettersi e aprire una crisi nel partito ha appoggiato la sua scelta di andare da soli in Campania, coi risultati che ora abbiamo sotto gli occhi. Candidati ideali a cambiare mestiere e farsi assumere nei Pompieri, sappiamo già che verranno da noi a dire che sì, è evidentemente – useranno proprio questo avverbio – andata male, ma che bisogna alzare la testa, che non si poteva fare diversamente, che il risultato tutto considerato è buono, vedrete che ci rimprovereranno che sotto sotto la colpa è nostra.
Nella sua memorabile intervista concessa ad Annozero Mario Monicelli ha fatto notare che oggi nessuno si dimette più. Specialmente gli incapaci, aggiungiamo noi.
2. I temi comunicati nella campagna elettorale
Pochi degli argomenti utilizzati dalla Fds per giustificare che sarebbe andata da sola erano in grado di reggere di fronte all’evidenza dei numeri, dalla brutalità dei rapporti di forza tra i partiti di sinistra. A cominciare da quello di mantenere la schiena dritta per rimanere coerenti con la posizione contraria a candidare Vincenzo De Luca, espressa pubblicamente a tutti i livelli del partito, anche dopo che si erano sfilati, uno alla volta, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà lasciando la Federazione della sinistra con il cerino acceso (immagine questa di cui si è servito Ferrero il giorno della presentazione della sua candidatura). Contrarietà che, rimanendo da soli, si è trasformata quasi in una questione personale, mentre rappresentava, su scala nazionale, la risposta ai partiti di centro-sinistra e in particolare all’Udc per quelle regioni, come Lombardia e Marche, dove non ci hanno voluto in coalizione. Ma qui in Campania verso di noi non c’erano pregiudiziali: avremmo potuto confrontarci con il sindaco di Salerno sul programma, per vedere cosa sarebbe stato disposto a concederci: così avremmo potuto continuare a dire quello che pensavamo misurandolo su una base concreta: in politica non ci sono altri modi di tenere la schiena dritta. Avremmo forse anche ottenuto una buona visibilità sulla stampa, sapendo scegliere i temi.
Ma invece non è successo niente di tutto questo. Ha avuto buon gioco Sinistra Ecologia e Libertà, che da De Luca ha ottenuto il no al nucleare, il sì all’acqua pubblica e l’incontro con le comunità dei senegalesi e un atteggiamento meno arrogante con gli extracomunitari, come quando, arrivato a Napoli, a via Roma si è intrattenuto con i commercianti abusivi extracomunitari che la inondano delle loro mercanzie. Notizia che i candidati della Fds forse nemmeno conoscevano.
Concessioni opportunistiche quanto si vuole, ma fatte all’inizio della campagna elettorale, proprio perché passasse un messaggio in grado di offuscare le immagini mostrate su Youtube dove De Luca chiede i documenti agli extracomunitari di Salerno, e la notizia che a suo tempo destò molto scalpore degli sfollagente di cui ha munito i vigili urbani.
E a proposito degli sfollagente, che non a caso ci rifiutiamo di chiamare «manganelli» perché c’è una bella differenza tra una squadraccia fascista e un corpo al servizio di un’istituzione e consigliamo di non perderla mai di vista, di passata richiamiamo l’attenzione sull’insofferenza di larghissimi strati popolari nei riguardi delle condizioni di degrado della città: una domanda sociale vasta e forte ormai giunta a una soglia-limite nella sua richiesta di ripristinare le fondamenta dell’educazione civica, delle regole della convivenza civile. Non si può bollare tutto questo come leghismo, altrimenti significa che del fenomeno leghista si è molto bravi a dire che è brutto e non ci piace ma ignorandone sia le ragioni per cui fa presa sulla popolazione, sia quelle per cui anche settori di extracomunitari di seconda generazione – di italiani, quindi – iniziano ad appoggiarlo.
Poi è stata la volta della frase di De Luca su Berlusconi che è esattamente come appare e non ha le doppiezze che furono del Pci e della dichiarazione, ancora di De Luca, di rappresentare una destra europea, visto che la destra italiana non vale nulla. Sulla prima i candidati della Fds, da Paolo Ferrero in giù, hanno finto, o ignorato di sapere che questa stessa frase è stata parafrasata da un giudizio di Rossana Rossanda a proposito dell’«improntitudine» del premier. Ancora più grave l’errore di memoria storica compiuto rispetto alla seconda delle due frasi additate al pubblico ludibrio durante la nostra campagna elettorale, perché il tema di occupare anche lo spazio di un partito liberale che in Italia non c’è mai stato risale a un meridionalista come Guido Dorso – qualcuno dei candidati di Rifondazione lo conosce? – e al suo saggio «Il comunismo italiano come movimento liberale», argomento ripreso negli anni ’50 da Italo Calvino in «La giornata di uno scrutatore», forse di più larga diffusione tra i militanti politici, o forse no.
Invece le dichiarazioni del sindaco di Salerno – essenzialmente propagandistiche – sono state interpretate alla luce della tesi delle «due destre» e lo si è additato come un fascista.
3. La vecchia guardia
Non mancano in queste ore tra i militanti di Rifondazione che hanno fatto fino in fondo la campagna elettorale echi della risposta di Cambronne agli inglesi che chiedevano la resa alla vecchia guardia napoleonica, basta dare un’occhiata a Facebook.
Perché appena è trapelata la notizia dell’imposizione di Ferrero di andare da soli i rischi di scomparire dalla scena politica sono stati giudicati così concreti che in molti hanno deciso di uscire da Rifondazione dopo più di tre lustri e andare nel PD. Parliamo di Corrado Gabriele, che si è portato dietro non pochi quadri, militanti e rappresentanti istituzionali di Rifondazione. Il suo calcolo si è rivelato esatto: con l’appoggio di qualche sezione del Pd ha preso quasi diciassettemilacinquecento voti, che gli sono bastati a essere eletto come candidato del Partito democratico, ma che non sarebbero valsi nulla, se pure li avesse presi, se si fosse candidato con la Fds, alla quale sarebbero serviti altri seimila voti per far parte dell’Assemblea regionale. Alessandro Fucito, che con duemila e quattrocento voti è secondo tra i candidati dell’Fds dietro l’avvocato Elena Coccia, è stato trascinato anche lui nella sparizione del partito in Campania e dire che era stato convinto a candidarsi da Claudio Grassi, il quale vogliamo capire ora quali contropartite politiche offrirà e quali responsabilità sarà disposto ad assumersi.
Quelli che sono rimasti per onor di bandiera e la campagna elettorale l’hanno fatta chiedendo di votare per l’unico partito con la falce e il martello presente sulla scheda elettorale hanno solo avuto la conferma dell’orientamento degli elettori di sinistra con cui hanno parlato: a questi ultimi di Vincenzo De Luca non importavano né i rinvii a giudizio né le prese di posizione da «sceriffo padano», importava che il suo fosse il nome attraverso cui la coalizione di sinistra – visto che Udc e Udeur sono andate con Caldoro, sommando un 14% che ha fatto pendere la bilancia dalla parte del candidato delle destre – si è presentata per governare la Campania. Conosciamo comunisti di militanza quarantennale, iscritti a Rifondazione nell’ultimo quindicennio, tra coloro che l’hanno fondata, che si sono dati appuntamento alla manifestazione di piazza Plebiscito con cui De Luca ha chiuso la campagna elettorale.
Di fronte a militanti consapevoli e a elettori storici di Rifondazione e Pdci, non reggendo nessuno dei principali argomenti della nostra propaganda, è stato possibile tutt’al più far notare che la legge elettorale permette il voto disgiunto e che Rifondazione e la Federazione della Sinistra avrebbero potuto, se avessero superato lo sbarramento del 3%, rappresentare nel Consiglio regionale una voce critica dopo gli anni di Bassolino e del bassolinismo, così del resto anche lo stesso Ferrero durante le ultime battute di campagna elettorale.
Non è servito, o è servito a poco. La decisione di andare da soli è stata letta invece come l’ennesimo atto da bastiani contrari ed è stata disintegrata dalle ondate successive del voto utile e della soglia di sbarramento elettorale. Completamente smentite le idee di chi, leggendo sondaggi troppo ottimistici pubblicati un mese fa, credeva che Paolo Ferrero avrebbe preso il 5% e più, e la lista avrebbe viaggiato oltre il 3%. Investito da un bagno d’acqua gelida chi si era convinto che la presenza dell’unico simbolo con la falce e martello potesse motivare gli elettori più affezionati a simboli e identità. Del tutto fuori dalla realtà la valutazione dei vertici nazionali della Federazione della sinistra, che credevano che sul loro simbolo sarebbero riusciti a convergere i voti dei bassoliniani delusi, dei dipietristi sconfortati dalla scelta di appoggiare un rinviato a giudizio, di tanti comunisti che avevano voglia di autonomia dopo molto tempo: ci credevano, nonostante tutti i segnali e gli indizi lasciassero prevedere esattamente questo esito. E poi dov’erano la falce e il martello? In quel simbolo, tra anello rosso, bande rosse, scritte bianche su fondo rosso e scritte nere su fondo bianco proprio la falce e martello si riconosce a stento, poco più che uno sgorbio giallo su un rombo rosso. Vorremmo sapere quale grafico ha disegnato questo capolavoro e capire se il merito è tutto suo o se ancora non ha dovuto trovare una soluzione di compromesso.
Il giorno della presentazione della candidatura di Paolo Ferrero siamo stati accusati di aver scritto un resoconto della manifestazione falso e riduttivo. Bene: lo riscriveremmo parola per parola perché abbiamo detto la verità e abbiamo rifiutato di fare propaganda, di raccontare bugie. Così come alzeremo la voce di nuovo tutte le volte che per tapparci la bocca i compagni che non sono d’accordo con noi ci diranno che non abbiamo rapporti con la realtà, o che difettiamo di intelligenza perché mostrando i limiti della propaganda fatta da sinistra contro De Luca attenueremmo la gravità del giudizio politico nei suoi confronti. Diciamo questo perché sia chiaro che una schiena che vorremmo mantenere in posizione diritta e una faccia ce l’abbiamo anche noi, non soltanto il segretario del nostro partito. E sottolineeremmo anche pari pari la dimensione volontaristica – il darsi da fare, il cavarsela da soli – sulla quale Paolo Ferrero ha calcato l’accento perché è l’indizio sia di una cultura individuale che di una linea politica. Non molto diversa, come ricordava Corradino Mineo durante la diretta elettorale di oggi (lunedì 29 marzo, nda) su Rainews24, da quella spinta etica introdotta nella cultura dell’agire politico statunitense da John Fitzgerald Kennedy («Non chiedetemi cosa può fare l’America per voi, chiedetevi cosa potete fare voi per l’America»), che affondava le sue radici in una tradizione religiosa, ma diversa da quella valdese di Ferrero, in quella cattolica irlandese. Le due spinte convergono nell’impostazione di Paolo Ferrero dando forma alla linea del «partito sociale», a un’idea di partito basata sul ruolo di volontari che si mobilitano per fornire braccia dovunque possano servire: tra le macerie a L’Aquila come sui banchi per raccogliere le firme per i referendum che la Fds ha deciso di promuovere. Ma quale idea di ricostruzione del territorio aquilano sia dietro a quell’afflusso di braccia non si sa, così come quale idea di convergenza con le altre forze di sinistra possa stimolare la raccolta di firme per promuovere i referendum non è dato capire. Braccia guidate da una testa con un progetto politico schematico non vanno lontano, perché i pensieri che ne scaturiscono non arrivano fino alle gambe per farle mettere in moto.



La posizione espressa su Liberazione:
http://liberazione.it/news-file/mercoledi-31-marzo.htm
Le considerazioni sul voto le farò in sede opportuna ma ti invito, compagno, a non sminuire il carico elettorale del compagno Fucito pari nel solo Comune di Napoli a 2.419 voti.
Attenendosi a quello che hai scritto sembra abbia ricevuto 900 voti.
I dati ufficiali si possono leggere su internet.
Considerazioni su colpe e responsabilità quindi non vanno fatte sulla base dei dati che sembri riportare.
Aggiungo solo una cosa, è stata fatta una scelta elettorale e tutti quelli che vi hanno aderito alla fin fine la hanno approvata.
Più che dimissioni di massa sarebbe opportuno rifare il conngresso, per ricostruire il partito.
Ti invito inoltre alla coerenza perchè o sei in accordo con un partito dirigista ( e quindi approvi con fiducia le scelte di Ferrero, di Grassi e di Pegolo) o con un partito partecipativo e quindi critichi dal basso.
Io sono sempre stata per maggiore partecipazione alle discussioni politiche, e continuerò su questa linea, soprattutto ora che bisogna ricostruire il consenso intorno alla nostra lista.
Ti ringrazio della segnalazione. Il dato che avevo riportato in precedenza di cui parli nel tuo commento era quello indicato sul sito del Ministero dell’Interno nel pomeriggio di ieri, devo pensare che non erano ancora stati resi noti i risultati della città di Napoli e mi scuso con te e con i lettori di questo weblog per l’imprecisione, che ho provveduto a correggere.
L’alternativa dirigismo-partito dal basso a cui mi richiami non mi sembra molto efficace. Credo vadano rispettate in ogni caso le regole democratiche, altrimenti è il partito a scomparire. A essersi dimostrati, nei fatti, dirigisti, sono stati in particolare i compagni Ferrero e Pegolo.
Ti ricordo infatti che prima delle elezioni la segreteria regionale del Prc si era schierata contro l’ipotesi di andare da soli.
Nel corso di un’assemblea presieduta dal compagno Pegolo il Comitato politico regionale di Rifondazione, a larghissima maggioranza, si è espresso contro l’imposizione di andare da soli e ha prodotto due ordini del giorno molto precisi. Il compagno Pegolo ci ha detto che la decisione di correre da soli era stata già presa dagli organi direttivi della Federazione della sinistra, che non si poteva fare più nulla e che eravamo degli opportunisti. Tuttavia in quella sede ha riconosciuto che l’orientamento era chiaro e ha detto che lo avrebbe riferito a Roma. Sopratutto chiese di non andare a un voto sui due ordini del giorno per evitare che la notizia del partito locale che si contrapponeva al suo segretario andasse sui giornali.
Se di dirigismo si può parlare nessuno può smentire che sono stati i gruppi dirigenti di Prc e Pdci nazionali, in disaccordo con i partiti locali, a volere che la Fds andasse da sola.
Oggi ci sarà un attivo sulle elezioni alla Federazione di Rifondazione Comunisto, in via Pasquale Scura 32, alle 17:30 con Paolo Ferrero.
Quando parlo di partecipazione intendo dialogo e confronto, non intendo scardinare le forme organizzative interne al partito.
Più discussione all’interno delle sezioni avrebbe forse portato alle stesse decisioni ma con più coinvolgimento e forse con migliori risultati elettorali.
Scusami se ti ho richiamato alla correzione dei dati sul blog ma non sapervo come rintracciarti altrimenti.
Segnalo la nota sul voto di Claudio Grassi sul suo blog
http://www.claudiograssi.org
dove prende atto della situazione e giudica insoddisfacente il risultato elettorale, con una presa d’atto e un’autocritica rispetto alle scelte compiute doverose per lui che le scelte del gruppo dirigente nazionale le ha condivise.
“Oggi ci sarà un attivo sulle elezioni”, si intende 1° aprile?
Le ampie e dettagliate riflessioni dell’autore del post hanno ovviamente più di una ragion d’essere e le aveva espresse anche prima. Ma una scelta, una volta accettata sia pure obtorto collo, deve essere sostenuta fino in fondo;altrimenti si va fuori come Corrado Gabriele che ha voluto essere sicuro di entrare nel Consiglio regionale dove rappresenterà se stesso.
Io continuo a pensare che la scelta sia stata giusta anche se troppo calata dall’alto; credo però che sia mancato qualcosa nella campagna elettorale non da parte dei singoli e dei circoli, o almeno del nostro circolo, ma della federazione.Non parlo dell’impegno materiale ma della scarsa fiducia che inevitabilmente si trasmette all’elettorato, in una situazione già molto difficile.Insomma, era troppo evidente che a nessuno era piaciuta la cosa e che nessuno ci credeva. Due erano i casi: o non subirla o sostenerla con convinzione. In piazza San Domenico, non so altrove, c’era il gelo oltre che la scarsa affluenza e questo, obiettivamente, non è giusto.
La difesa di De Luca non ha senso. Non per noi almeno.Queste cose lasciamole fare al Pd. Se si arriva al punto di giustificare i MANGANELLI perchè c’è “una richiesta sociale del paese”, ci si allontana dai fondamenti della nostra cultura e della nostra identità. E questo è solo un esempio.
Che l’articolo sulla presentazione della candidatura di Ferrero fosse riduttivo lo confermo, perchè c’ero.Il problema è che l’entusiasmo sembra si sia esaurito tutto quella sera.
Comunque…..quando leggo su Liberazione l’articolo di Pegolo che quasi si compiace del risultato della federazione al Centro-Nord(e forse perfino in Calabria) dove era in coalizione………..beh allora capisco meglio l’incazzatura, motivata e ragionata, dei compagni e mi incazzo anch’io.
L’attivo con Ferrero c’era ieri, 31 marzo. Se riesco ne scrivo tra oggi e domani.
Magari se queste cose ogni tanto si sapessero qualcosa andrebbe meglio. Non parlo solo per me.