Referto di un’assemblea tenuta troppo a caldo
Ieri, mercoledì 31 aprile 2010, assemblea con Paolo Ferrero nel salone della Federazione di Napoli di Rifondazione comunista. I posti a sedere consistono in due gruppi di sedie nere con schienale e sedile nero di tessuto acrilico che tiene caldo d’inverno ma non è di molto conforto nelle stagioni calde. Ciascun gruppo è formato di dieci file da quattro posti, quasi tutte occupate. C’erano insomma, se si calcolano anche gli occupanti di altre stanze e le persone in piedi, più di cento persone provenienti da tutta la Campania per ascoltare cosa avesse da dire il segretario nazionale di Rifondazione comunista e coordinatore della Federazione della sinistra.
Tra i presenti anche il segretario regionale del Pdci, Giacomo De Angelis, e due esponenti della sinistra democratica di lunga militanza, Eugenio Donise e Nino Ferraiuolo. L’assemblea è stata introdotta e presieduta da Antonio D’Alessandro, commissario provinciale del Prc, tra i presenti Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc e responsabile nazionale per le questioni ambientali, e Raffaele Tecce, responsabile nazionale del Prc degli enti locali. In platea, fra gli altri, il consigliere della municipalità Avvocata-Montecalvario-San Giuseppe-Porto del Prc Giuseppe Renato De Stasio. Tra i presenti, segretari provinciali del Prc di tutta la regione, fra cui quelli di Avellino e Salerno, e quello di Caserta.
Come già fatto in precedenti occasioni, non daremo qui un resoconto puntuale e minuzioso di tutta l’assemblea, ma cercheremo di restituirne il senso.
Numerose e non di poco peso le assenze. Consegnato a casa per problemi familiari il consigliere regionale uscente del Prc Vito Nocera. Bloccato a casa da un malanno il segretario regionale del Prc, Francesco Nappo, tormentato da fastidi fisici anche nel corso di tutta la campagna elettorale. Assente, perché occupato da altri impegni come il commento del voto regionale presso una tv locale, uno dei due consiglieri comunali di Rifondazione a Napoli, Alessandro Fucito, andato in onda su Televomero nella fascia oraria dalle 22:30 alle 23:30 di mercoledì 31 marzo. Assente il consigliere comunale di Napoli e capogruppo del Prc, Raffaele Carotenuto, autore in giornata di una nota molto dura nei confronti del gruppo dirigente nazionale del Prc. Assenti anche i consiglieri comunali del Pdci a Napoli Fellico, Frattasi e Sannino. Assenti anche i pochi esponenti del Prc nelle aziende a partecipazione pubblica, uno dei quali, Fabio Matteo, costretto a letto dall’influenza stagionale, e diversi esponenti dei circoli, tra cui ci piace ricordare qui Gian Marco Pisa, il quale, in base a indiscrezioni che non abbiamo la possibilità di verificare, è stato bloccato da una improvvisa gelata, e trascorrerà le festività pasquali tra le mura di un monastero ortodosso del Kosovo serbo.
L’assemblea ha avuto inizio alle 18:30 e si è conclusa poco dopo le 21. La relazione introduttiva e la conclusione sono state tenute da Paolo Ferrero. Poiché c’erano numerosi iscritti a parlare si è deciso di suddividerla in due sedute, la seconda delle quali da tenere la settimana dopo Pasqua.
Nell’introduzione Ferrero ha detto che la tornata elettorale ha rafforzato l’asse tra governo e Lega, che ora il governo è più forte, che il voto alle liste del movimento di Beppe Grillo raccoglie una protesta e una domanda di partecipazione, Ferrero nota che se il governo non è stato punito è colpa dell’opposizione che non lo incalza sui temi del lavoro. Sul risultato elettorale, se la Fds non cresce, nemmeno Sel lo fa, e ha dedicato alcune parole a Nichi Vendola, la cui intervista concessa a Repubblica ieri (31 marzo) sulla fine dei partiti e la necessità di aprire «fabbriche» in tutta Italia è stata giudicata complementare e interna alla politica del Pd. Non nasconde i risultati negativi, la Fds arretra rispetto alle elezioni europee e va male in Campania e Lombardia; laddove il partito è andato da solo è stato punito, ma è stato giusto nel resto d’Italia andare in coalizione e fare accordi tecnici, anche in Piemonte dove i voti degli abitanti della Val di Susa si sono spostati in massa dalla lista del Prc/Fds al Movimento di Grillo. Ferrero non si sofferma più di tanto sul risultato campano: «continuo a pensare che andare con De Luca fosse la scelta sbagliata», e sulla scelta di candidarsi: «forse il candidato presidente che abbiamo scelto non era il migliore possibile».
Ciò che Ferrero è venuto a riferire sono le decisioni del gruppo dirigente del Prc prese il giorno dopo il voto: accelerare il processo costitutivo della Federazione della Sinistra e nello stesso tempo rivolgere proposte unitarie a Sel e Verdi, una volta chiaro che non si rinuncia alla falce e martello; incalzare il centrosinistra a fare opposizione con una campagna sul lavoro e sul fisco; intraprendere una campagna referendaria per l’acqua pubblica e contro il nucleare; preparare dei referendum sul lavoro collegandosi in particolare alle mosse che farà Sacconi dopo che il Capo dello Stato non ha firmato la legge che aggirava l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Fin qui Paolo Ferrero.
Sono intervenute dodici persone. Tranne il primo intervento,di Jacopo Renda, polemico con la linea nazionale ma non con la scelta di correre da soli, tutti gli altri (nell’ordine: Malinconico, Sodano, Donise, Coccia, Montanile, Tecce, Vetrano, Barra, Servo, Falivena, Della Pia) hanno ringraziato Ferrero per lo sforzo compiuto candidandosi e facendo la campagna elettorale e non hanno espresso alcuna perplessità sulle scelte compiute né – salvo sfumature quasi impercettibili contenute negli interventi di Donise, Servo e Falivena – punti di vista divergenti da quello espresso da Ferrero sul da farsi. Purtroppo non siamo in grado di riferire chi sono gli iscritti a parlare rimasti fuori dall’elenco, è certo tuttavia che nessuno di coloro che hanno parlato ha espresso anche il benché minimo cenno a ripensare le scelte fatte, mentre una parte della platea è rimasta ad ascoltare mantenendo un meditativo silenzio. Raffaele Tecce si è assunto la responsabilità di chiedere che il partito non voti il prossimo bilancio del Comune di Napoli, e al suo si sono sommati altri interventi di critica all’operato e al ruolo degli eletti di Rifondazione comunista, come quello di Nicola Vetrano, che ha rilanciato la proposta avanzata da Tecce e polemizzato con la decisione del segretario regionale del Prc in carica di cercare di tenere dentro il Prc Corrado Gabriele che poi ha finito per andare via ugualmente. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento successivo, di Barra. La platea continuava a restare in ascolto, perplessa e silenziosa, pochi gli applausi.
Nelle conclusioni Ferrero è ritornato sulla proposta complessiva avanzata nel suo discorso introduttivo e ha sottolineato la necessità di recuperare credibilità che hanno i partiti della Federazione della Sinistra, lasciando intendere con chiarezza che il risultato ottenuto alle elezioni è un prezzo da pagare necessario a fare tabula rasa in Campania, a cominciare dagli amministratori locali e dagli eletti. Le divisioni di Rifondazione comunista sono diventate per la Lega un caso da manuale di come non bisogna fare, ha spiegato basandosi su colloqui con esponenti leghisti. Nel dare una valutazione dello scenario politico complessivo e delle possibilità di interlocuzione con le altre forze di sinistra tra cui il Pd, dove è iniziata una resa dei conti dopo il risultato non esaltante delle elezioni regionali, Ferrero ha detto la sua a proposito di alcuni fenomeni di riposizionamento della stampa di sinistra, tra cui «Repubblica», osservando che si è allontanata dalla linea di appoggio a Walter Veltroni, questione sulla quale torneremo fra poco. Infine, come proposta di una possibile nuova forma organizzativa in vista dell’accelerazione verso la Federazione della sinistra ha dato un giudizio positivo del sistema a rete alla base dell’organizzazione del movimento di Beppe Grillo, e specialmente della possibilità per qualsiasi attivista di mettere le sue parole nei programmi elettorali e nelle proposte politiche complessive, giudicandolo un elemento di democratizzazione della vita politica molto efficace, anche su questa questione avremo modo di tornare. Fin qui Ferrero e l’assemblea di ieri.
Dall’ossimoro al bipensiero
Non sappiamo che pensare di quegli interventi nei quali per risollevare il morale è stato notato che durante la campagna elettorale nuove forze, e giovani, si sono avvicinate al partito. Sono storie già sentite. Non mettiamo in dubbio questa notizia, ma è un dato fisiologico ormai consolidato che esiste una quantità di persone che nel corso della campagna elettorale si avvicinano a una forza politica come la nostra, forse qualche sociologo è anche in grado di calcolarla. Resta da capire, se la situazione è questa, quanto tempo ci metteranno ad andare via dopo aver capito l’aria che tira.
Sul suo blog Claudio è Grassi (www.claudiograssi.org) a scrivere che negli ultimi anni i dirigenti hanno sempre contraddetto le scelte dei militanti, non noi a cui si può legittimamente rimproverare di avercela con tutti e di voler distruggere sempre. In Campania è successo proprio questo per l’ennesima volta, e temiamo che succederà ancora, finché ciò che resta di Rifondazione non sarà completamente spazzato via e mandato a quel paese da tutti, elettori e iscritti. In Campania siamo scomparsi, nel resto d’Italia quasi.
Perchè se qualcuno veramente credeva che il partito doveva giocarsi fino in fondo la competizione elettorale la lista, tanto per cominciare, invece di contenere solo pochi nomi rappresentativi, avrebbe dovuto essere composta, come alcuni autorevoli compagni ci hanno fatto osservare, con tutti gli esponenti più noti del partito, proprio perché avesse la visibilità più ampia, e anche con molti di coloro che hanno caldeggiato la scelta di andare da soli, che invece in lista non c’erano. Si capisce, evitando sovrapposizioni eccessive tra bacini elettorali, ma sarebbe stato proprio questo il momento di tirare in ballo tutte le componenti del partito, il che è avvenuto ma con un coinvolgimento di nomi non all’altezza del valore strategico della posta in gioco. Lo stesso Claudio Grassi, che asseriva che ogni componente avrebbe fatto la sua parte, altrimenti si sarebbe dovuti andare a un chiarimento politico, ora vorremmo sapere cosa ha da dire visto che la loro parte le componenti del partito l’hanno fatta a metà, sapendo che i nomi di maggior peso non si dovevano spendere fino in fondo per non far circolare il proprio nome troppe volte nel giro di pochi anni.
Invece ci tocca leggere resoconti deliranti dell’esperienza appena fatta, come l’«Abbiamo perso vincendo» di un consigliere di municipalità tanto attento ai problemi di omosessuali e extracomunitari della sua zona da dimenticarsi di tutto il resto, molto contento di aver trovato un ossimoro adatto alla situazione. Ma forse è bipensiero, per chi ha letto 1984, e della grana peggiore. Del resto lo stesso clima si respirava ieri nella sala della Federazione di Napoli del Prc. Una parte di quelli che c’erano ieri vedeva realizzato il proprio progetto di partito, si trovava perfettamente a proprio agio in una forza politica che sentiva propria, di cui si sta man mano impossessando.
Nello stesso discorso di Ferrero c’è più di una contraddizione sotto questo aspetto. Parla di combattere il settarismo, ma dovrebbe chiedersi se c’è scelta più settaria di quella compiuta qui in Campania stavolta. Lo stesso quando propone di prendere in prestito i sistemi di democrazia delle reti sociali alla base del movimento grillista. Forse dimentica che cos’era, molto tempo fa, la redazione di un volantino, che spesso era il risultato di discussioni di ore di decine di iscritti. Oggi perfino gli errori gravi di italiano non vengono corretti nei volantini, e ognuno scrive quello che gli pare. Basterebbe ripristinare la democrazia del partito, il rispetto dei ruoli, ma se si continua a seguire la traiettoria opposta non c’è da stare allegri. Non è la prima volta che lo facciamo notare.
Un’altra contraddizione di Ferrero forse è ancora più preoccupante, perché rivela con quanta approssimazione si dedichi a valutare le prospettive politiche e quanto le informazioni in suo possesso siano attendibili. Già se avesse letto «Repubblica» di ieri gli sarebbe bastato a capire che ciò che stava bollendo in pentola non era proprio un accantonamento di Veltroni, visto che i redattori del giornale fondato da Scalfari sono andati a intervistare addirittura la figlia, che bontà sua a ventidue anni si trova a New York a studiare cinema. Ma oggi ben tre pagine del giornale espongono la linea dell’ex segretario del Pd, con tanto di paginone di intervista, della quale a questo punto quella a Vendola, ieri, non rappresentava che un prologo.
Un altro giro di giostra
L’atteggiamento di Ferrero e dei dirigenti napoletani del Prc che ne appoggiano e in qualche misura ne ispirano le mosse è sin troppo chiaro: minimizzare la portata della sconfitta, dire agli esponenti del Prc/Fds campano che la sua candidatura è stata voluta da loro, andare avanti lungo la direzione già tracciata. La stessa assemblea di ieri sembra davvero troppo tempestiva per riuscire verosimile. Se si giustifica la relativa folla che c’era, appaiono meno chiari i motivi di tante assenze, a meno di non attribuirli a una forma mascherata di dissenso. Ricordiamo ancora che la decisione di andare da soli è stata imposta da Paolo Ferrero (spalleggiato da esponenti locali come Tommaso Sodano) al Prc/Fds campani senza tener conto dell’orientamento contrario del comitato politico regionale. Se è vero, come a noi risulta, che la riunione è stata convocata da Sodano, inizia a delinearsi un quadro nel quale un gruppo preciso (Sodano, Tecce, Malinconico, D’Alessandro) si rende conto che occorre dare una stretta sul partito campano in modo da conquistarne la direzione. Fatto questo, ragionano, sarà possibile esercitare l’egemonia su tutti i nuovi iscritti e lavorare, in un arco di tempo che si spera non sia troppo dilatato, per rafforzarlo. Il prezzo, come facevamo notare più sopra, è la cacciata di alcuni rappresentanti istituzionali, imbarazzanti perché orientano voti e possono essere assai visibili sui mezzi di comunicazione. Si capisce anche, perciò, la virata presa dall’assemblea nel crescendo di interventi che c’è stato da quello di Tecce in avanti sulla necessità di esautorare e di allontanare dal partito (e dalla Federazione?) i consiglieri comunali che non dovessero uniformarsi alla sua linea sul bilancio del Comune di Napoli. Ricordiamo, se la memoria non c’inganna, un intervento di Nicola Vetrano a un comitato politico regionale di più di un anno fa, nel quale si scagliò apertamente contro tutto il personale politico eletto nelle amministrazioni locali della Campania, arrivato ormai al capolinea.
In uno degli interventi dell’assemblea di ieri, non ricordiamo più quale, è stato detto molto chiaramente che i quarantamila voti presi dal Prc sono voti puliti, che non hanno niente a che fare con clientele e scambio di favori. Per quante critiche si possano rivolgere ai due passati esponenti di Rifondazione alla Regione, Corrado Gabriele e Vito Nocera, riteniamo che le accuse di voto di scambio, di clientelismo, siano molto pesanti e che vadano ben ponderate prima di formularle. Ma d’altra parte possediamo elementi a sufficienza per essere persuasi che l’atteggiamento del gruppo dirigente nazionale di Rifondazione nei riguardi del partito e degli eletti campani derivi da una valutazione che vede in costoro un personale politico che si è dedicato anima e corpo al malaffare. L’iniziativa politica che Rifondazione, proprio con quegli eletti regionali tanto vituperati, ha condotto in questi anni, dimostra che le cose non stanno esattamente così. Del resto gli stessi, nel Pd, in Sel, che fino a pochi mesi fa erano disposti a giurare sulle malefatte di Corrado Gabriele e sparavano a zero su di lui senza transigere («so certe cose…») ora che è stato eletto nel Pd dicono che, guarda un po’, è anche simpatico. Le tecniche di comunicazione, a saperle usare, si adeguano con rapidità subitanea alle condizioni mutate del discorso.
La situazione comunque si va ingarbugliando ora dopo ora. La fuoriuscita di Gabriele, prontamente eletto nel Pd, è cosa nota, così come si sa che l’ha seguito una buona pattuglia di dirigenti, iscritti e qualche eletto di Rifondazione, che non ha nemmeno dato troppe spiegazioni perché non ce n’era tempo, bisognava fare la campagna elettorale, o da una parte o dall’altra. A quanto ci risulta i rapporti di Raffaele Carotenuto e Vito Nocera, su piani diversi, con il centro del partito sono molto logori, al punto da evocare immagini di corde tese sul punto di spezzarsi appena aumenterà ancora la tensione di trazione lungo la loro linea d’asse.
Occorrerebbe, visto che qualsiasi cosa decida in autonomia, la Campania è una regione a sovranità limitata per quanto riguarda le decisioni strategiche del Prc/Fds, che qualcuno dei dirigenti del partito a Roma si svegli e torni sui suoi passi, perché andando avanti esattamente come è stato fatto in questa tornata elettorale il partito può ridurre ancora di molto il suo consenso. Un partito così non serve a nessuno.
Giusto perciò, a questo punto, chiedersi cosa succederà. Per quanto ci riguarda non crediamo alle scelte individuali e non abbiamo alcuna intenzione di contraddire un percorso politico che ci ha portati, quasi vent’anni fa, fuori dal Pds perché avevamo notato che i suoi dirigenti avevano serie intenzioni di recidere le radici che lo ancoravano al socialismo.
L’evoluzione del quadro politico nazionale non induce a essere ottimisti. È un dato di fatto che il Pd mantiene un orizzonte liberista, sebbene con la direzione di Bersani abbia sterzato verso il mondo del lavoro e iniziato a includere pezzi consistenti della sinistra che se ne era distaccata fino a quindici anni prima. Ma ci sono altre forze politiche, in Italia, che stanno iniziando a occupare gli spazi prima saldamente in mano a Rifondazione. Italia dei Valori, ad esempio, è riuscita a raccogliere alcune cospicue forze sindacali – clamoroso fu il passaggio di Maurizio Zipponi, Fiom di Brescia, a Idv – e pezzi dello stesso Prc, passati spesso interamente alla formazione di Di Pietro e De Magistris. Il movimento di Vendola, per quanto abbia gli stessi numeri del Prc e spesso poco meno, si basa solo su una grande visibilità mediatica, comunicativa, che gli fa guadagnare in attrattiva ma non in consistenza. Ma sia per Idv che per Sel i nodi verranno al pettine quando i loro esponenti e i loro eletti, tra i quali non mancano ex democristiani ed ex socialisti rispettivamente, combineranno i primi guai. Altre sacche di voto di opinione sul punto di trasformarsi in astensione, temiamo, se nessuno invertirà la rotta e non si ricominceranno a rispettare le regole democratiche, se la si smetterà con violenza implicita e terrorismo psicologico dei discorsi e le discussioni ricominceranno a essere civili, ma il berlusconismo e le tecniche di comunicazione si sono diffusi troppo in profondità anche da noi per non aver fatto danni gravi.
Se invece le cose restano così come sono il consenso a comunisti e socialisti di sinistra raccolti nella Fds continuerà a perdere pezzi di ora in ora, tanto da lasciar supporre che il simbolo della bandiera rossa con falce, martello e stella possa diventare, per questa forza politica, un simulacro vuoto, non più l’unica base a partire dalla quale si può lottare per una società diversa, visti i contenuti e la povertà di proposte e uomini degni di essere chiamati con questo nome che abbiamo da offrire.



Ringrazio l’autore per l’inciso. Purtroppo, nessuna gelata mi trattiene presso i monasteri del popolo serbo martoriato dalla guerra imperialista della NATO ma fiero nella sua dignità ed auto-determinazione, solo ben più prosaiche scadenze progettuali, prosaiche ma stringenti. Peraltro, apprezzo lo sforzo, al di là dei commenti, di restituire una cronaca dell’assemblea minuziosa e tempestiva. Nel merito dei pareri e delle valutazioni, chiaramente, occorre un approfondimento e un confronto, ma non è lo spazio concesso a un blog il luogo più opportuno ed adeguato, né al primo, né al secondo.
Sul sito di Claudio Grassi, http://www.claudiograssi.org, vale la pena di leggere gli interventi di Massimo De Siena, per lungo tempo segretario del circolo di Marano del Prc e adesso, a quanto se ne sa, fuoriuscito insieme a Corrado Gabriele, pubblicati come commenti all’articolo di Grassi “Dopo le elezioni: riflessioni e proposte”, e le diverse repliche, tra le quali invitiamo a leggere, distinguendole tra insulti e contumelie, quelle di un certo “Adriano”, che allude ai meccanismi di malgoverno dei quali si sarebbe reso responsabile l’assessore passato dal Prc al Pd.